27 ottobre 2015

Sostenibilità ed ecologia, l’Italia è ferma

Il rapporto 2015 di Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Sole 24 Ore parla chiaro:

“Sulla vivibilità ambientale il nostro Paese cresce troppo poco”. Meglio il nord del sud, meglio i piccoli centri delle metropoli. “Serve una scelta politica.

I passi in avanti restano pochi e il nostro è ancora un Paese fermo, con città statiche, che si sono rinnovate troppo poco in sostenibilità e rigenerazione urbana. Il miglioramento della qualità della vita dei singoli e delle comunità, quindi, resta perlopiù ancora un miraggio. E’ questo la fotografia dell’Italia che emerge dalla ventiduesima edizione di ‘Ecosistema Urbano’, la ricerca di Legambiente, realizzata in collaborazione con l’Istituto di ricerca Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani.

Dal dossier, basato sul confronto dei comuni italiani in base a 18 indicatori – tre sulla qualità dell’aria, tre sulla gestione delle acque, due sui rifiuti, due sul trasporto pubblico, cinque sulla mobilità, uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia – emerge da una parte un lieve miglioramento nei campi della raccolta differenziata, delle energie rinnovabili e dello smog, dall’altra un ritardo sulla diminuzione del traffico, la rigenerazione le periferie e il  rilancio del patrimonio edilizio.

Dei 104 capoluoghi indagati, a guidare la classifica presentata da Legambiente è il Nord Italia, che si guadagna le prime quattro posizioni. Al primo posto Verbania, il capoluogo piemontese che totalizza quasi l’83% dei punti assegnabili, sui 100 relativi a un’ipotetica città ideale, collezionando buone performance negli indicatori più significativi del rapporto, a cominciare dai tre relativi all’inquinamento atmosferico. Seguono Trento (76,39%), Belluno (73,89%)  e Bolzano (73,21%). La classifica prosegue con due città del centro, Macerata (71,32%) e Oristano (70,20%) al quinto e sesto posto, mentre la prima città del meridione che si incontra nella classifica è Cosenza (64,71%), all’undicesimo posto, seguita però dall’Aquila (61,03%) e da Teramo (60,13%), rispettivamente al ventiduesimo e al ventisettesimo.

Al contrario, le ultime cinque posizioni sono occupate tutte da città del Sud: la calabrese Vibo Valentia (23,46%) e le siciliane Catania (24,79%), Palermo (23,30%), Agrigento (17,85%) e ultima Messina (16,82%). Nel complesso, i protagonisti delle performance migliori sono i piccoli capoluoghi, al di sotto degli 80mila abitanti – Verbania, Belluno, Macerata, Oristano, Sondrio, Mantova, Pordenone – e le già note Trento e Bolzano, centri di medie dimensioni con abitanti compresi tra 80mila e 200mila.

Tra i primi 10 soltanto una grande città, Venezia (67,42%), all’ottavo posto, e per ritrovare una città metropolitana bisogna scendere fino alla posizione 43, dove si classifica Firenze (55,65%). “Per sperare che le nostre città migliorino, c’è una sola strada. Fare la scelta strategica, con i ministeri interessati coordinati da una vera cabina di regia, di fare dell’innovazione urbana e del miglioramento della vita in città la vera grande opera pubblica”, commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.

“Una scelta politica che andrebbe nella direzione dell’interesse generale: si crea lavoro migliorando il benessere e mettendo al sicuro le nostre città- aggiunge il presidente- Questa sì sarebbe un’ottima carta con cui l’Italia, patria dei liberi comuni, si potrebbe presentare a Parigi, nella prossima COP 21 a dicembre”.

Fonte: Rassegna.it