7 novembre 2013

Rischio ‘Datagate’ per le reti elettriche

Anche le reti elettriche potrebbero cadere vittime di un caso ‘Datagate’: spie, hacker, terroristi e dipendenti infedeli potrebbero in futuro attaccare le tecnologie di comunicazione delle smart grid arrivando a causare black-out anche su vasta scala.
Per questo sono in via di sviluppo nuovi ‘scudi’ per la difesa dai cyber criminali, come quelli illustrati dagli esperti di Rse alla Fiera di Genova in occasione della ‘Community Protection Expo Conference’ (CPExpo).

Le smart grid del futuro permetteranno una gestione più intelligente della generazione e della distribuzione dell’energia, ma presenteranno anche diversi talloni d’Achille. Saranno proprio le nuove tecnologie ad offrire dei varchi attraverso cui potranno fare breccia i malintenzionati: basti pensare ai contatori intelligenti nelle nostre case, che presto diventeranno dei ‘chiacchieroni’ capaci di smistare molti dati sia in ingresso che in uscita anche via wi-fi.
Potrebbero finire nel mirino di chi vuole alterarne la lettura, solo per pagare meno cara la bolletta, oppure potranno diventare dei cavalli di Troia per risalire il sistema verso i livelli superiori. ”I punti più sensibili a rischio di attacco saranno i sistemi di controllo legati a impianti di generazione e gli snodi della rete di distribuzione, cioè le stazioni di trasformazione”, spiega Giovanna Dondossola, ricercatrice presso il dipartimento Tecnologie di trasmissione e distribuzione di Rse.

Gli attacchi potrebbero sortire effetti diversi a seconda del livello del sistema che viene colpito: ”si può andare da una banale perdita di efficienza della produzione energetica – prosegue l’esprta – fino ad una interruzione del servizio a livello regionale e, anche se molto improbabile, a livello nazionale”. Per difendere il sistema, i ricercatori si muovono in due direzioni. Innanzitutto l’analisi del rischio, per valutare tutte le vulnerabilità: un lavoro non semplice, dato che ”già oggi gli operatori del settore non dichiarano se sono caduti vittima di attacchi perché non intendono rivelare dati per loro sensibili”. In seconda battuta, poi, c’è la messa a punto di scudi di protezione per tappare le falle della sicurezza. ”Per esempio – afferma Dondossola – nei prossimi mesi testeremo un nuovo protocollo che serve a criptare le informazioni nelle comunicazioni in maniera del tutto simile al protocollo https che si usa su Internet”.

Fonte: ANSA Scienza e Tecnica