25 febbraio 2014

Nuove celle fotovoltaiche stampate

Sono state realizzate le prime celle fotovoltaiche ‘stampate’, utilizzando un materiale che promette di essere rivoluzionario grazie alla sua elevata capacità di assorbire la luce. Descritto sulla rivista Physical Chemistry Chemical Physics, il risultato è stato ottenuto in Italia, nell’università di Roma Tor Vergata. Le celle sono state ottenute ‘stampando’ più strati composti dalla struttura cristallina chiamati perovskiti.

Quello ottenuto in Italia è il primo modulo, in scala reale, di fotovoltaico con perovskiti ibride organiche/inorganiche: finora con questo materiale erano state ottenute solo celle dimostrative di piccolissime dimensioni. Per il coordinatore della ricerca, Aldo Di Carlo, il fotovoltaico con perovskiti ibride promette di rivoluzionare il modo con cui verranno prodotte celle e moduli fotovoltaici nei prossimi anni.

La ricerca del Polo Solare Organico-Regione Lazio (Chose) presso l’università di Tor Vergata in collaborazione con il gruppo di Silvia Licoccia del dipartimento di scienze e tecnologie chimiche della stessa università è stato quello di trovare soluzioni per passare da una cella di piccolissima area a un modulo reale di dimensioni superiori a 20 centimetri quadrati.

Il passo più difficile, osserva Di Carlo, è stato dimostrare che anche la produzione di un modulo fotovoltaico con dimensione paragonabili alle convenzionali celle al silicio può essere ottenuto con le convenzionali tecniche di stampa. Il modulo realizzato ha un efficienza di 5,1% ma i ricercatori pensano di poter arrivare in tempi non lunghi al 20%.

Il segreto dell’efficienza di questo materiale è nella composizione chimica, che ”gli conferisce una grande capacità di assorbire la luce” rileva Licoccia. Le cariche generate dalla luce catturata dal pannello, aggiunge, ”hanno tempi di permanenza molto lunghi permettendo un elevato accumulo di energia. Con le perovskiti i costi di produzione potrebbero essere notevolmente inferiori agli attuali grazie all’abbondanza dei materiali attivi e a metodi di preparazione più semplici e dunque estendibili su larga scala”.

Fonte: ANSA.it