24 gennaio 2014

Le nuove batterie amiche delle rinnovabili

Un team di Harvard ha presentato le nuove batterie low cost che permettono di immagazzinare energia in modo continuo e abbattono i prezzi.

Abbattere i costi e rendere facile immagazzinare l’energia prodotta in modo discontinuo dalle rinnovabili: le prime batterie di flusso realizzate senza metalli costosi potrebbero rivoluzionare il settore abbattendone i costi. A realizzare le prime batterie di flusso ‘organiche’ e low-cost è stato un gruppo internazionale coordinato dall’Università di Harvard che ha pubblicato il risultato sulla rivista Nature.

Trovare un modo efficiente ed economico per poter immagazzinare l’energia, e quindi usarla nei momenti di necessità, rappresenta un enorme ostacolo da superare prima di poter fare affidamento alle fonti rinnovabili.

Gli eccessi prodotti nella notte dall’eolico oppure le ‘cadute’ del solare a causa delle nuvole hanno infatti bisogno di un efficace sistema di immagazzinamento capace di sopperire alle richieste di energia. Una delle più promettenti strade in questo settore potrebbe essere quella delle cosiddette batterie di flusso, batterie dove gli elementi elettro-attivi sono alloggiati in serbatoi esterni di liquidi ‘elettrici’ che combinati insieme producono elettricità.

Una soluzione che presenta molti vantaggi, come la modularità, ma che utilizza materiali elettro-attivi piuttosto costosi. Per aggirare l’ostacolo i ricercatori statunitensi hanno sostituito i metalli elettro-attivi con delle molecole organiche economiche facili da produrre, i chinoni.
La soluzione non garantisce le stesse prestazioni delle batterie di flusso ‘tradizionali’, ma apre la strada a eventuali sviluppi futuri per realizzare una nuova generazione di accumulatori di energia efficienti.