2 marzo 2015

Il futuro delle Smart Cities dipende dalle leggi

Secondo un rapporto di Osborne Clarke incertezza normativa e difficoltà di accesso ai finanziamenti sono gli ostacoli principali. Italia fra i migliori esempi in campo energetico.

Senza un quadro normativo definito e condiviso, oltre che un accesso più facile alle soluzioni di finanziamento, le Smart Citiessono destinate a una vita piuttosto difficile. Ad evidenziarlo èl’ultimo rapporto Osborne Clarke, realizzato intervistando 300 dirigenti di società tecnologiche, fondi di investimento, banche, società di consulenza ed esponenti governativi di 11 paesi europei, fra cui anche l’Italia.

“Le due questioni, quella normativa e quella finanziaria, sono in realtà legate tra loro – spiega Riccardo Roversi, managing partner di Osborne Clarke -. Gli investitori devono percepire che l’adozione delle nuove tecnologie sia adeguatamente supportata e non ostacolata”. Quando si parla di Smart Cities infatti i parametri in genere sono quattro: utilizzo delle informazioni, sostenibilità energetica, mobilità intelligente e innovazione tecnologica. E contro molte aspettative, l’Italia è tra i primi paesi in Europa, visto che se nell’UE solamente il 28% delle città sopra i 100mila abitanti ha attivato qualche iniziativa “smart”, in Italia la percentuale sale a quota 75.

Nello specifico il Belpaese svetta nelle classifiche sull’efficienza energetica, con il 90% delle utenze dell’elettricità gestita dai nuovicontatori elettronici, rispetto a un target dell’Unione Europea fissato all’80 per cento, un obiettivo per il quale altri Paesi come Germania e Inghilterra devono ancora fare molta strada. Il rapporto giudica favorevole anche l’introduzione, nel 2014, dell’obbligo per la pubblica amministrazione di riqualificare energeticamente almeno il 3% della superficie coperta del proprio patrimonio immobiliare.

Il tasto dolente però riguarda la fiducia nell’azione dell’amministrazione: solo la metà degli intervistati crede che in Italia la creazione di sistemi “smart” per il trasporto pubblico sia tra le priorità di chi governa, e appena il 7% è convinto che i programmi di finanziamento di partnership fra pubblico e privato attualmente previsti nel nostro paese siano adeguati a supportare il settore.

E proprio su questo punto insiste lo studio di Osborne Clarke: più del 70% dei partecipanti è convinto che le joint ventures trapubblico e privato siano la migliore soluzione per avviare iniziative legate alle Smart Cities nei prossimi tre anni. “Il messaggio complessivo che emerge dai dati – si legge nel rapporto -, è che le sfide da affrontare per sviluppare le “città intelligenti” in Europa sono tante e molto grandi, ma che sia da parte dei governi che da parte dei privati c’è l’intenzione di incontrarsi per trovare soluzioni“. 

Fonte: Wired.it