23 dicembre 2013

L’eolico in Danimarca

Si sa che nel nostro paese l’energia eolica non è mai riuscita ad avere un ampia diffusione rispetto alle altre fonti rinnovabili, ma l’esperienza danese qualcosa ci può insegnare. Ad oggi l’eolico danese copre il 30% del fabbisogno nazionale e l’obbiettivo è raggiungere il 50% entro il 2020.

In Danimarca, come mostrano i dati del gestore di rete locale, fino a questo punto del 2013 l’eolico ha fornito circa il 30% del fabbisogno elettrico, e, per 90 ore, ha prodotto addirittura più del 100% della domanda, con una punta del 122% raggiunta alle 2 di notte del 28 ottobre. Una situazione complessa da gestire, data la produzione notoriamente non programmabile e relativamente poco prevedibile di questa fonte, che però non sembra spaventare i danesi, che vogliono praticamente raddoppiare la potenza eolica per arrivare entro il 2020 ad avere dal vento metà dell’elettricità che consumano e abbandonare completamente le fossili entro il 2050. Una sfida che dimostra al resto del mondo come fonti aleatorie e discontinue possono essere integrate in maniera efficiente nel sistema elettrico.

Come faranno? “La nostra esperienza ci dice che ci sono soluzioni a questi problemi”, spiega al New York Times Anders Eldrup, Ceo di Dong Energy, la più grande utility del paese e illustra i piani per spegnere entro 20 anni tutte le centrali a carbone, per passare ad un mix in cui le fluttuazioni dell’eolico sono compensate da impianti flessibili a biomassa e a gas.

La strategia danese comprende un ventaglio ampio di soluzioni per risolvere problemi che comunque non sono banali. Ad esempio con l’eolico al 50% del mix elettrico, la stima del gestore di rete danese è che le ore in cui l’energia prodotta dal vento è maggiore di quella consumata passeranno da 90 a 1000. Se finora gli episodi con prezzi negativi sono stati trascurabili, cioè quelle fasi in cui la Danimarca ha dovuto pagare per cedere all’estero il surplus di produzione (è capitato solo due volte), adesso il paese dovrà attrezzarsi affinché in futuro accadano molto raramente.

Per questo la Danimarca sta puntando tantissimo su tutte le soluzioni tipiche dellasmart grid: dalle politiche di gestione della domanda, anche tramite elettrificazione del riscaldamento e dei trasporti, ai vari sistemi di storage. Come riscontrato da un report del JRC della Commissione UE è il paese che più investe in questo settore.

Una delle strade intraprese è l’elettrificazione del trasporto, con in veicoli elettrici che diventeranno una sorta di gigantesca batteria. Sperimentazioni in materia si stanno compiendo da anni nel paese. In generale la Danimarca sta incentivando con generosi sgravi fiscali, l’acquisto di auto elettriche. Significativo poi che Dong Energy fosse entrata in Better Place, l’azienda (poi fallita) che stava puntando su un particolare sistema di ricarica e sostituzione delle batterie delle auto elettriche.

Altra forma di storage particolare è quella dei pompaggi nei bacini idroelettrici scandinavi: nella nostra sezione inglese abbiamo parlato di uno studio sulle iniziative norvegesi che, proprio in previsione del massiccio sviluppo dell’eolico in Nord Europa, potrebbero portare ad aggiungere 11-18 GW di pompaggi, senza bisogno di realizzare nuovi bacini idro.

Ma il vero punto di forza del sistema elettrico danese sembra essere l’integrazione del mercato elettrico con gli altri paesi scandinavi e con parti della Germania (quisi possono vedere gli scambi di energia in tempo reale tra le varie aree). Come afferma anche Agora Enegiewende, il think thank degli stakeholder coinvolti nella transizione energetica tedesca (pag. 14 di questo report, pdf) “le reti sono più convenienti che le soluzioni di storage”: meglio esportare energia che dover immagazzinarla o peggio, dover fermare le pale eoliche; secondo Agora gli accumuli diventano indispensabili solo con una generazione da rinnovabili che va oltre il 70% del mix.

Ecco che allora sistemi previsionali più accurati potrebbero permettere alla Danimarca di anticipare le dinamiche di domanda e offerta sul mercato transnazionale, per massimizzare i benefici, mentre si sta investendo in nuove interconnessioni con la penisola scandinava, con l’Olanda e si parla di linee che arrivino anche in Gran Bretagna.

Insomma, l’esempio danese ci mostra che se la volontà politica c’è, le soluzioni per integrare nel sistema elettrico quantità finora ritenute incredibili di rinnovabili non programmabili non mancano. Certo, lo sforzo che dovranno fare i danesi è notevole. Già ora pagano il kWh più caro della media europea e anche degli italiani, ma la ricompensa che avranno non sarà da poco: liberarsi completamente dalla dipendenza dalle fossili, oltre che essere pionieri di una nuova storia dell’energia.

Fonte: QualEnergia.it