22 giugno 2013

Energia elettrica: Domenica a costo zero

Il 16 giugno scorso potrà essere ricordato come una data storica.Tra le 13 e le 15 di una domenica qualunque della tarda primavera, la prima veramente calda della stagione, in Italia l’energia elettrica costava zero euro.
Il «Pun», cioè il «prezzo unico nazionale» dell’elettricità rilevato alla Borsa elettrica, per centoventi minuti non si è mosso neppure di un centesimo da quel livello. Era già accaduto, in passato, che qualcuna delle sei zone in cui è divisa l’Italia, producesse elettricità a zero euro. Ma mai, prima di domenica, l’abbattimento aveva riguardato per un periodo prolungato e in modo così corale tutto il territorio nazionale.
Che cosa è successo? Non un miracolo, ovviamente, ma solo la conseguenza dell’impetuoso sviluppo delle fonti rinnovabili, solare e eolico in particolare.
In quelle due ore, in sostanza, il consumo elettrico degli italiani è stato coperto da fonti come acqua, sole e vento, che per definizione, una volta costruito l’impianto, non costano nulla. Un momento «magico» frutto della combinazione di almeno due fattori: la bassa domanda tipica di un giorno festivo e l’irraggiamento che si raggiunge nelle prime ore di un pomeriggio assolato. Un effetto svanito rapidamente: tra le 21 e le 22 della stessa «storica» domenica, l’elettricità è tornata a costare cara, 12 centesimi al kilowattora. Tramontato il sole, per poter accendere le luci della sera sono dovute tornare in funzione le centrali elettriche tradizionali, che bruciano gas o carbone. L’elettricità a costo zero di quelle due ore rientrerà infatti nel calcolo complessivo delle fasce orarie sulle quali sono tarati gli attuali contatori. Per assurdo, solo un’azienda manifatturiera (dotata di un misuratore orario) che avesse lavorato la domenica pomeriggio avrebbe potuto sfruttare a pieno la novità. Il vantaggio di quel «costo zero» verrà poi abbattuto da quella parte della bolletta elettrica che con l’energia non ha nulla a che fare: tutti gli oneri «di sistema» che valgono 230 euro l’anno per ogni cittadino e nei quali, va ricordato si trova il conto dei lauti incentivi senza i quali le rinnovabili non avrebbero potuto crescere (12 miliardi nel 2013).
Quanto accaduto, però, non resterà un fatto solo simbolico. Da una parte è il segnale di una via tracciata verso la «green economy», e dall’altro il sintomo che il sistema elettrico nazionale rischia di attraversare una fase di instabilità dagli esiti imprevedibili. Parecchie centrali elettriche, domenica scorsa, sono rimaste accese anche se producevano in perdita, per poter «recuperare» poi nelle ore serali. Molte sono a rischio chiusura ma senza di esse, malgrado lo sviluppo delle rinnovabili, il sistema non starebbe in piedi. Per questo «servizio» chiedono di essere remunerate e la discussione (aspra) è in corso. La strada verso l’energia a basso costo resta parecchio impervia.

Stefano Agnoli – Corriere della Sera, 20-06-13